WWF: MARE MEDITERRANEO MINACCIATO DAL PETROLIO

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Lo rivela il dossier Wwf “Teniamo la rotta-Tutela dell’ambiente marino e navigazione marittima”

Mar Mediterraneo minacciato dal petrolio. Lo rileva uno studio del Wwf e presentato nel dossier “Teniamo la rotta-Tutela dell’ambiente marino e navigazione marittima”. La zona più esposta alle trivelle è il mare di Albora, tra Spagna, Marocco e Algeria, ma anche attorno alle coste italiane non sono immuni da pericoli.  Il Mar Mediterraneo conta attorno ai 46,270 di chilometri di costa, dove ci sono tante biodiversità ma su cui grava un traffico merci pari 3,6 miliardi di tonnellate di beni movimentati nel solo 2010, di trasporto di petrolio con 9 milioni di barili quotidiani, pari al 20 per cento del greggio trasportato in tutto il mondo, di cui metà scaricati nei soli porti petroli italiani, tra cui Genova, Trieste e Venezia. Inoltre ci sono 750 porti turistici, 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas e 180 centrali termoelettriche. Sono nove le raffinerie situate sulla costa (Marghera, Falconara, Taranto, Livorno, Augusta, Priolo, Milazzo, Sarroch e Gela), delle quattordici attive sul territorio italiano, che nel 2010 hanno lavorato più di 90 milioni di tonnellate di greggio e semilavorati.

Secondo il Wwf, la laguna di Venezia, patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco, non è sufficientemente tutelata come dovrebbe. Con 550 chilometri quadrati di superficie, è uno degli ecosistemi lagunari costieri più estesi e più importanti d’Europa, con un immenso patrimonio naturalistico, faunistico e floristico. Nonostante ciò, il traffico petrolifero ha vaste proporzioni; ogni anno, vi transitano 1.217 navi (11 milioni di tonnellate l’anno), di cui la metà di stazza superiore alle 40 mila tonnellate; uno sversamento da incidente nel Canale Petroli, raggiungerebbe in 90 ore Venezia e Chioggia, con danni irreparabili ai monumenti e all’ambiente. Negli ultimi vent’anni, è raddoppiato il traffico a motore: ogni giorno sono segnalati 30 mila passaggi in città di barche, che per il 97 per cento sono a motore e provocano il moto ondoso. http://www.wwf.it