Assessorato alle Politiche Ambientali

Assessorato alle Politiche Ambientali - Educazione Ambientale

   

Marghera, dalla città giardino al verde urbano - 2002

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A Marghera si frequentano gli alberi, non solo col desiderio di vederli moltiplicati, sani e vitali, ma come capita sempre in luoghi in cui l’oggetto dell’attenzione è prezioso, in un rapporto speciale, quasi familiare. Capita spesso di sentire, nelle parole scambiate per strada o seduti su una panchina, l’intimità di un ricordo, le sensazioni di stagione legate a profumo e colore d’alberi e viali. In altre occasioni, le forti reazioni degli abitanti del quartiere che seguono preoccupati drastici abbattimenti, o discutibili interventi di potatura, assumono un tale rilievo da occupare ampi spazi di cronaca locale.
Marghera ha spesso anticipato delle tendenze sociali, ma queste storie di alberi e persone appartengono agli esordi della sua natura “moderna”, rivelano certe radici profonde e relazioni originali in cui si intrecciano identità urbana, vissuto personale, senso storico, volontà di riscatto e sensibilità ecologica pratica come solo l’esperienza della trasformazione veloce e radicale consente, ma anche il persistere di una memoria di terre e boschi d’acqua che molti degli attuali abitanti ancora conservano nel proprio DNA.
L’immagine che ha di Marghera chi non ci abita, è un orizzonte di fabbriche e fumi, di ciminiere e tubazioni, un paesaggio chimico. Per chi vive a Marghera, invece, il quartiere ha un’altra dimensione oltre a quella della zona industriale: è uno spazio urbano con molto verde, poco traffico e ottimi servizi. Un ambiente dove gli alberi, non sono solo un elemento di arredo, perché voluti dall’inizio come elementi di “architettura vegetale” essenzialmente integrati con gli edifici, cioè parte costitutiva dell’idea originaria della città. Un luogo (nella parte di città che ha mantenuto il disegno iniziale), dove i viali alberati, le case a due o tre piani, gli orti, i giardini, le aiuole e le rotonde danno forma a un’idea di città a misura d’uomo, un gesto razionale di riequilibrio sul profilo essenzialmente semplificato del porto e dell’area industriale come nella migliore tradizione europea del primo novecento, quando il conflitto fra produrre e abitare assunse i suoi connotati più evoluti.